Bambini difficili (cit. I. Milani - A. M. Sepe)
A casa ...
Dietro ogni bambino difficile si cela un forte disordine emotivo che, la gran parte delle volte si manifesta con rabbia e disobbedienza che per genitori e insegnanti sono difficili da affrontare.
Ogni bambino si porta dietro il suo bagaglio emotivo, fin dalla nascita, ha riempito il suo bagaglio con le impressioni di chi lo circonda. Alcuni bambini necessitano di attenzioni più di altri e guai a negare attenzioni a un bambino bisognoso!
Il mondo emotivo di un bambino difficile è ricco di emozioni quali paura, tristezza, solitudine, angoscia, rabbia e gelosia, emozioni codificate con atteggiamenti capricciosi e/o scatti d'ira.
E' necessario canalizzare queste emozioni in atteggiamenti positivi e qui il genitore deve rassicurare il bambino in modo permanente: il bambino deve diventare autonomo così da smettere di cercare continue attenzioni.
Un bambino autonomo è capace di fare richieste ai genitori senza rifugiarsi nel pianto o nascondersi dietro la rabbia.
Far rispettare le regole a un bambino difficile è un compito arduo e faticoso, tuttavia le regole servono nella vita dei bambini ed è compito del genitore educare al benessere e alla comprensione emotiva.
Dobbiamo
capire che i bambini ci guardano e imparano da noi che è bello
diventare grandi. Ecco perché da sole le regole non bastano.
Il rinforzo positivo è una strategia educativa che consiste nell'abbracciare un bambino quando fa qualcosa di sbagliato. In genere, quando un bambino fa qualcosa che non dovrebbe, il genitore ricorre a punizioni e sgrida il piccolo ma questi atteggiamenti innescano reazioni ancor più negative nei bambini. Il rinforzo positivo si basa sul dialogo: avvicinatevi al piccolo e chiedetegli spiegazioni, usate un tono calmo ma molto determinato. Con altrettanta calma e determinazione dovrete spiegare al bambino perché ha sbagliato e mostrargli il modo corretto di agire. Con una punizione il bambino finirà per credere che lui è sbagliato senza capire il vero messaggio, cioè che il suo atteggiamento è stato sbagliato. I bambini tendono a generalizzare, così ogni ramanzina è un affondo ancora più profondo nell'autostima in via di formazione del bambino: il bambino recepisce che la sua persona è sbagliata perché non arriva a scindere il giudizio che un genitore può avere su un singolo atteggiamento, dal giudizio che il genitore ha sull'intera sua persona.
Il bambino ha bisogno di sicurezza, deve poter credere nel genitore e deve sapere che il genitore crede in lui. Questo è il circolo vizioso della fiducia che va alimentato quotidianamente. Il bambino deve capire che esistono dei limiti da non oltrepassare e dei compiti da svolgere: gli adulti hanno compiti da svolgere proprio come i bambini. I bambini ci osservano e imparano da noi che è bello diventare grandi! Impartire dei compiti e dare fiducia ai bambini, significa fargli capire che sono capaci di fare molte cose,significa incoraggiarli all'autostima e autonomia.
I bambini spesso finiscono per confondere le emozioni senza riuscire a capire l'origine di ciò che provano. Educare all'intelligenza emotiva significa coltivare autoconsapevolezza.A scuola ...
I
casi di violenza tra compagni di classe sono frequenti e molti
genitori si chiedono perché gli insegnanti non fanno nulla. Ma
quando un bambino va a scuola deve arrivarci già con un'educazione
alla non violenza che gli permetta di gestire i rapporti con gli
altri...
I genitori delle vittime - furibondi - pretendono che qualcuno faccia qualcosa. Nelle nostre scuole si verificano con frequenza sempre maggiore situazioni difficili di questo tipo
Un livido in fronte, l'ennesimo. Un colpo di seggiola ricevuto in testa da una bambina [...] Raffiche di calci, graffi e morsi, segni di 'strangolamento' intorno al collo, seggiolate a distanza anche da richiedere una visita medica per qualche bambino
Alla fine, dopo troppi libri dei compagni buttati a terra, diverse matite spezzate e le fughe del bambino lungo le scale.
Sembra incredibile, ma non è una cosa eccezionale. E diciamo pure che i bambini e i ragazzi si sono sempre picchiati. Ma il problema, oggi, è che non si tratta solo di zuffe conseguenti a litigi, ma anche di botte date senza ragione o per futili motivi, con l'intenzione di fare male.
La prima domanda da porsi è questa: perché un bambino picchia (parlo di morsi, calci, pugni, spinte) un suo compagno, un amico, un bambino sconosciuto?
Intanto, un
certo grado di aggressività è normale nei bambini,
nel senso che fa parte dei modi per esplorare le relazioni con gli
altri: il bambino, per esempio, vuole il gioco di un altro e prova a
vedere se strappandoglielo di mano o dandogli una spinta potrà
averlo; guarda le reazioni e la volta successiva o si regola di
conseguenza o riprova, e così via.
Ma quando un bambino va a scuola deve arrivarci già con un'educazione alla non violenza che gli permetta di gestire i rapporti con gli altri, che in classe sono tanti, in modo da non tenere né subire comportamenti violenti.
Alcuni bambini reagiscono con violenza ogni volta che non sono al centro dell'attenzione. È un classico della psicologia: ci sono bambini che pur di avere l'attenzione dalla mamma sono disposti a fare cose pericolose e perfino a prendere degli schiaffi. E pur di aver l'attenzione della maestra, visto che non riescono a stupirla con i bei voti, sono disposti a comportarsi malissimo, in modo da essere continuamente richiamati e quindi considerati.
Altri bambini hanno veri a propri disturbi del comportamento. "disturbo oppositivo provocatorio". Il bambino che ha il disturbo oppositivo provocatorio "spesso va in collera; spesso litiga con gli adulti; spesso sfida attivamente o si rifiuta di rispettare le richieste o regole degli adulti; spesso irrita deliberatamente le persone; spesso accusa gli altri per i propri errori o il proprio cattivo comportamento; è spesso suscettibile o facilmente irritato dagli altri; è spesso arrabbiato e rancoroso; è spesso dispettoso e vendicativo".
Da
che cosa può dipendere questo disturbo? Vengono
individuati sei fattori di rischio per lo sviluppo delle condotte
aggressive e del Disturbo Oppositivo Provocatorio:
-
Permissivismo: è caratterizzato da una mancanza di regole
definite;
-
Incoerenza: i genitori alternano punizioni e ricompense senza una
ragione precisa;
-
Rifiuto: Il rapporto genitori-figli è freddo e poco comunicativo;
-
Disinteresse: i genitori, forse per la volontà di non apparire
opprimenti, lasciano molta libertà al bambino,
-
Uso eccessivo delle punizioni: è tipico di quelle famiglie che
credono di poter contrastare l'aggressività dei figli facendo uso
di punizioni corporali;
-
Iperprotezione: questo stile educativo è caratterizzato da un
controllo genitoriale eccessivo."
Ci
sono nelle classi anche bambini che hanno un "Disturbo da Deficit
di Attenzione/Iperattività (ADHD) e hanno queste caratteristiche: il bambino "-
ha un'evidente difficoltà a rimanere attento o a lavorare su uno
stesso compito per un periodo di tempo sufficientemente prolungato;
-
manifesta continua agitazione, difficoltà a rimanere seduto e fermo
al proprio posto;
-
risponde troppo velocemente, interrompe frequentemente gli altri
quando stanno parlando, non riesce a stare in fila e attendere il
proprio turno."
